set 202010

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Maria Luisa è uno dei miei negozi parigini prefriti, insieme a L’Eclaireur. E chi è del settore, sa che è uno dei negozi che, chi fa ricerca, prende come riferimento per spiare le sue scelte.

Maria Luisa è una bellissima donna che ha iniziato con una piccola boutique nel 1988, focalizzandosi immediatamente sui nuovi stilisti emergenti, che, in quel periodo, avevano nomi come Margiela o Galliano.

Da un anno ha creato la sua collezione personale, ispirandosi a tutti i capi che ha visto passare in tante stagioni e il risultato è un stile minimale che ricorda Marithe o Margiela degli anni 80.

In Italia è presente solo nel mio negozio, molto nero, molto abbordabile e molto molto Parigi style.

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set 152010

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Dopo qualche anno di osservazione dell’essere umano in situazioni di shopping, ho scoperto come i generi musicali possano essere abbinati ad ogni particolare fenotipo.
Nei giorni noiosi mi diverto ad affibbiare un tipo di musica o a scegliere un brano per chiunque entri in negozio, appena varca la soglia le regalo l’ idea musicale che ho di lei, vado al mio computer e basta un click per far partire il brano, nella mia testa credo fermamente che faciliti l’acquisto!
Esempi: la signora Babele ha sfilato per il marito alternando francese italiano e inglese sotto le note di Psycho Killer dei Talking Heads.
Alla moralista ho regalato One cantata dal grande Johnny Cash, mentre alla punkabbestia ho affidato Come as you are dei Nirvana.

Quando è entrata la piccola signora poi identificata come Tosca Violetta, ho immediatamente pensato a, Por una cabeza di Carlos Gardel.
Tosca Violetta è minuscola e delicata, come una ballerina classica ma con la grinta di una venditrice ambulante, un controsenso di personalità, grigia, con i dettagli imperfetti un po’ retrò , ma con gli occhi graffianti da rapace e il piglio più moderno di Lady Gaga. Un tipo speciale.
ToscaVioletta è entrata attratta dagli anelli con le iniziali che ho in vetrina, cerchietti di argento con incastonati i tasti delle vecchie Remington, macchine da scrivere d’altri tempi.
ToscaVioletta è decisa a comprare sia la T che la V, perchè , spiega, “io sono sia Tosca che Violetta, e mica mi posso segare in due”.
“La mia mamma amava l’opera e mi ha portato in pancia ascoltando le arie della Traviata e della Tosca, e come potevo nascere io? Se non con la testa fra le note?”
E giù una risatina cristallina cristallina con i dentini piccoli e bianchi e le labbra piene di peletti chiari.
Tosca Violetta è siciliana, di Palermo, e ha quella dolcezza antica ma forte, da aquila, che solo le donne del profondo sud sanno avere. Avrà una settantina d’anni tutti vissuti, all’apparenza, fra le nuvole, con le sue arie e i personaggi delle opere nelle orecchie
Tosca Violetta ha voglia di sentirsi addosso tutto il suo nome, dice “sono io il mio nome sono IO ! Voglio la T e la V anche se ingombranti e non vanno tutti su di un dito”

Compra due anelli che io stringo adattandoli alle minuscole dita che sembrano l’ ossicino di Hansel e Gretel, li indossa e non ha voglia di andar via
“Mia mamma mi ha fatta dolce e fragile come Violetta ma anche forte e determinata come Tosca, una personalità non ammazza l’altra, devono convivere”
E Tosca Violetta inizia a canticchiare “amami Alfredooooo amami quanto io t’aaaaamoooo” e accenna due passi di danza con piglio tragico.
E come posso io lasciare sola una meraviglia del genere e non sfruttare un attimo così raro?
Corro al mio pc e in un attimo trovo l’aria su youtube, un click e il negozio si riempie di atmosfere da teatro, io e Violetta seguiamo l’aria e canticchiamo, lei con la sua faccetta occhialuta e baffuta e con mille espressioni tutte condensate in pochi cm quadri. Io senza vergogna alcuna.
Si ferma,  diventa tutta seria e dice “e Tosca? Vogliamo lasciarla da sola?” e io, pronta, via con “Vissi d’arte” e l’aria si riempie dei trilli della grande Maria nella performance di Parigi del ‘58.

E mani che solfeggiano e occhi sognanti, trilli della Callas e acuti di Tosca e lacrime di Violetta.

Mentre il grande Puccini rivive in San Felice sento un “ehmm mi scusi” …
Io e la mia nuova amica ci guardiamo negli occhi e scoppiamo a ridere, nel nostro delirio da melomani ci siamo dimenticate di non essere su di un palco di uno dei teatri delle due Sicilie ma in un negozio nel 2010, e, soprattutto,  che abbiamo una specie di folla che ci guarda sorpresa dalla vetrina.

Tosca Violetta paga i due anelli e mi saluta con quella bellissima espressione che solo la complicità della condivizione di un segreto sa dare, ormai siamo sorelle di melodramma.

set 132010

Quando l’America ci faceva sognare con i libri di Fitzgerald e i tornei di tennis nei giardini privati degli Hamptons , quando il sogno americano ci sembrava così lontano e i nostri colori ci apparivano sbiaditi in confronto ai film di Gene Kelly e Fred Astaire.

Quest’ America me la ricorda la collezione di Band of Outsiders che ha sfilato ieri a Nyc.

Ricomincerà da queste piccole cose e da queste grandi immagini il sogno di benessere che non ci ha mai lasciato?

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set 032010

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Bologna è la città dei punkabbestia, si sa, credo che, per una particolare legge della cibernetica, un po’ come fanno le farfalle, i punkabbestia di tutto il mondo comunichino fra di loro da lontano e si diano appuntamento qua, sotto i portici e fra le strade di Bologna.
Noi bolognesi siamo abituati ai punkabbestia, ma questa reale prolificazione ha fatto sì che la città si divida, dal punto di vista sociologico-vestiario, nettamente fra frikkettoni e fighetti.
I punkabbestia fanno part della tribu dei frikkettoni, ovviamente, e si concentrano tutti in una zona precisa, quella che va dalle due torri a  porta zamboni, detta “zona universitaria”, verso nord, mentre i fighetti trovano il loro habitat naturale vrso il sud, dalle torri ai colli.
I frikkettoni esistono, come specie umana,  dalla notte dei tempi, prima amavano farsi chiamare hippie e volevano aprire la piadineria in india, ora si chiamano punkabbestia e vogliono, insieme al loro cane, convincerti che, per non so quale legge etica, tu hai il dovere di dargli 50 centesimi perchè loro sono punk e hanno la bestia.

I fighetti ci tengono moltissimo a differenziarsi dai frikkettoni, ed è per questo che hanno inventato un codice tutto loro che si rinnova con una cadenza che va dai 3 ai 5 anni, diciamo una divisa concordata, che si manifesta intorno agli anni 90 nel Woolrich, negli anni 2000 nel Belstaff tenendo comunque sempre come riferimento la borsa di Vuitton.
Vale sia per  uomini che per le donne, i fighetti sono facilmente riconoscibili dal capo di abbigliamento che, al momento, gli dà più sicurezza. A volte ne vedi alcuni con le scarpe a punta color kaki impunturate, ma quelli sono i romagnoli, è un’altra cosa.

Torniamo a noi

Ebbi la visionaria pretesa, tempo fa, di aprire un negozio che non vesta né i frikkettoni né i fighetti, diciamo una cosa mai vista, con pezzi mai visti, eleganti ma particolari, insomma, tutto il contrario di Amsterdam (cit.).
Da me vengono soprattutto gli stranieri, il che, dal punto di vista economico non è una gran vittoria, a volte vengono i fighetti che si fanno riconoscere con la tipica frase “finalmente delle cose diverse!” ma poi non comprano nulla e vanno in Galleria Cavour.
Quasi mai vengono i frikkettoni, probabilmente perchè io sono, per loro, una schiava del consumismo capitalista che sfrutta i poveri per vestire i ricchi. Vabbè.

Un giorno, mentre ero in negozio a pensare fra me e me sulla convenienza dell’essere diversi, è entrato un esemplare femmina di punkabbestia, perfetta nel suo ruolo, carina, tutta nera e sdrucita, piena di piercing con i capelli rasta e con bestia di razza pitbull al seguito.
Adesso, se io avessi ragionato con la mentalità della negoziante media bolognese, cosa che mi converrebbe fare nel 99% dei casi, l’avrei guardata con sufficienza e avrei aspettato che se ne andasse, senza perderla d’occhio un istante, ma pare che questo l’avesse già fatto il negoziante 20 mt prima di me, peggio per lui.

La punkabbestia mi chiede di provare un vestito che io chiamo dall’inizio della stagione “bello e  impossibile” abito splendido di velluto in seta, di fattura londinese, con stampa futirista del prezzo di 1.250 euro.

Sopresa  della scelta, le passo il vestito e propongo di badare alla bestia, sperando, metre lei è in camerino, di non essere azzannata alla caviglia.
Dopo pochi minuti, mentre io e la bestia ci guardiamo negli occhi chiedendoci entrambi il perchè di questa confidenza che mi porta  a reggere il suo guinzaglio, chiedendomi se il cane sia consapevole di essere la bestia di un punk, la ragazza esce, già rivestita, smontando quel minimo di speranza che  mi ero costruita,.
Già convinta dell’ insuccesso, faccio per rimettere l’abito sulla gruccia al suo posto  quando, colpo di scena, la ragazza indispettita con piglio fiero mi fa “no no, lo prendo, lo prendo”.

Mentre nelle orecchie sento il suono lontano di “working class hero”, la punkabbestia mi passa un’American Express gold che io striscio nell’apposita macchinetta la quale, vittoriosa, tintinna   alla  scritta sul display “transazione eseguita”.

Saluto la ragazza e accarezzo la bestia. Come bella la diversità!

The Punkabbestia

Bologna is the city of punkabbestia, we know, I think that, for a special cybernetic law, as the butterflies do, punkabbestias communicate each others, all around the world, and meet here, under the tow towers and around Bologna’s streets
We are used to punkabbestias, but this proliferation caused that the city split in two in socio-clothing terms , the friks and the dandies.
The punkabbestias belong to the tribe of friks, obviously, they are concentrated in a specific city area,  that goes from the two towers to zamboni gate, called “the university area”, while the dandies have their natural habitat to the south, from the towers to the hills.
The friks have been existed, as a human species, since always, first they have been called hippies and wanted to open a piadineria in India, now they are called punkabbestias and want, along with their dog, convince you that, I do not know for which ethics law, you to have the duty to give them 50 cents because they are punk and they have the beast.

The dandies have the care to differentiate itself from the friks, and that’s why they created a dresscode which  is renewed every 3, 5 years, you can say a uniform that was expressed in ’90s  in Woolrich jacket, and in 2000 in Belstaff jacket, keeping as a reference Vuitton bag.
Dandies are easily recognizable by the clothing that, at the time, gives them more self safety. sometimes I see some of them with kaki pointy stitched shoes, but those come from Romagna, that’s another matter.

I had this vision, some time ago, to open a boutique that doesn’t fit neither kricks nor dandies, say something never seen, with pieces never seen, but elegant, in fact.
My customers are mostly foreigners, which, for an economic point of view, is not a great victory.
ometimes the dandies come in and I recognize them from the typical sentence “finally smart things!!” but then they do not buy anything and go to Galleria Cavour .
Friks come rarely,  probably because I am, for them, a slave of capitalist consumerism that steals the poor to the rich…

Once, while I was in the store thinking to myself on the convenience of being different,
a female sample of punkabbestia, perfect in his role, cute, messy, all black dressed, full of piercings rasta hair with a pitbul dog, came in.
Now, if I had the mentality of the average sellers in Bologna, which it would be great in 99% of times,  I would have looked at her with disdain and I would have waited for her to go away, taking care of her acting. But I am gentle.

The punkabbestia asked me to try a dress which I call, from the beginning of the season “beautiful but impossible” a silk velvet beautiful dress from London, at the price of 1,250 euros.

Surprised from her choice, I passed the dress to her and I proposed to look after the beast, hoping, while she was in the dressing room, not to be snapped at the ankle.
After a few minutes, while I and the beast were looking in the eyes, both wondering why this confidence which leads me to hold his leash, wondering if the dog was conscious of being the beast of a punk, she came out, already dressed, removing my little hope about the sale.
Already convinced of my failure, I was putting back the dress on the hanger, when, the girl with a bold glance, says “no no, I take it, I take it.”

While in my ears I was hearing the distant sound of “Working Class Hero”, the punkabbestia passed me an American Express gold card, which I dragged in the machine which, victorious, tinkling the writing on the display “transaction done”.

I greeted the girl and stroked the beast. How I like the diversity!