Questa è la settimana più colorata, artistica e luccicante che Bologna conosca durante l’anno, la settimana di Arte Fiera, dal 28 al 31 gennaio.

La città si anima di performance, mostre, istallazioni, i palazzi sempre chiusi ai più in questa settimana aprono le loro porte per mostrare le bellezze timide che solitamente sono riservate a pochi.

Sabato 29 gennaio la città si illumina e si concede anche di notte, in un programma fitto fitto da ubriacare.

Oggi l’elegante negozio di piazza Santo Stefano, Camera con Vista, ha inaugurato una mostra degli artisti Max Gasparini e Patrizia Fratus. Fratus con le sue statue di cartapesta che ricordano il paese dei balocchi, settecentesche figure di creature antropomorfe vestite come principi e busti di cantanti da teatro dell’opera.

Gasparini con i suoi dipinti di volti sfocati su tele grezze e cartoni, volti femminili eterei come grandi macchie.

Per una ventina di giorni la mostra sarà aperta a tutti e potrete vagare nelle stanze di uno dei palazzi più belli di Bologna, fra mobili e abiti del seicento e, perchè no, fare shopping nella sala della moda, dove pezzi selezionati di stilisti contemporanei si mesolano all’ocra dei muri scrostati.

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Queste bellissime borse di Sara, libanese di Beirut, potete trovarle soltanto nel mondo arabo oppure nel e-store del Tranoi, interessantissimo negozio online che propone alcuni pezzi degli espositori della manifestazione parigina, al più importante nel mondo della moda di ricerca.

Mi piace l’ironia raffinatissima delle prime due, di canapa e pelle, e lo stile completamente diverso della terza, colma di charms, borchie e strass, come una pochette degli anni ’80.

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Senza nome

 

Senza nome

Il mio pupillo Charles Anastase è alla presentazione della sua precollezione aw 2011. Questa immagine, che è poi il suo invito, preannuncia grandi cose.

Rousseau e il naif Ligabue e le sue piccole figure, si ritorna alla semplicità della terra?

 

Uno degli errori più comuni che la società occidentale commette è quello di pensare che la Cina non abbia una propria creatività ma che la rubi un po’ in giro.

A volte succede, ma come pensare che in una società che conta 1 miliardo e 200 milioni di individui questa non possa essere una fucina di creativi? Come non considerare che la Cina possiede una cultura millenaria che ha creato e prodotto opere meravigliose e che gli anni in cui è stata sotto repressione sono nulla in confronto al suo glorioso passato?

Alla Cina la repressione è servita come molla di entusiasmo per riprendersi l’identità. Un po’ come successe in Europa nel primo dopoguerra.

Ricercare creativi in Cina è come scovare creativi nell’Italia del rinascimento, è un mondo immenso in continua evoluzione, un mondo poliedrico che prende spunti dovunque ce ne siano e li riporta alla realtà moderna di una nazione che è , a tutti gli effetti, un mondo di favola.

Guo Pei è considerata la stilista haute couture più importante in Cina.

Le creazioni di Guo Pei sono vicine all’arte decorativa tradizionale cinese ma, nello stesso tempo, dense di ironia e modernità come solo McQueen sapeva fare. Sembrano venute fuori da antiche fiabe cinesi ma ricordano anche le strutture del primi Alaia e Galliano.

In comune c’è l’eccesso di una mente colma di idee creative, stessa mente che, per mezzo dell’arte, riesce a mettere ordine e armonia in creazioni piene di dettagli che altrimenti rischierebbero il caos.

Guo Pei è stata la creatrice dei meravigliosi costumi della farzosa presentazione delle olimpiadi di Pechino 2008 e si racconta di come lady Gaga si sia innamorata delle suoi abiti eccessivi chiedendoglieli in prestito, abiti arrivati a destinazione in bellissime scatole d’argento ma non utilizzati perchè troppo scomodi per il palcoscenico.

L’opera di Guo Pei ha una sua fortissima identità, identità che si identifica con la Cina moderna, un’identità che non rinnega il suo passato ma, al contrario, ne fa prezioso patrimonio per poi mescolarsi con la follia globale che è parte integrante dell’uomo stesso e non di una sola nazione.

E’ ovvio che nessuno di noi indosserebbe mai un abito così, ma il solo guardarli è bello, bisogna osservarli in ogni dettaglio, come si fa con un’opera d’arte

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Non riesco a distogliere lo sguardo da queste bellissime “scarpette rosse” interpretazione di Guo Pei delle scarpe di Dorothy. Non posso non pensare che, se le avessi ai piedi, volerei sul serio verso Oz…

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