La conosciamo come una delle finaliste del Project Next Generation, concorso della Camera Nazionale della Moda.

Hyunjoo Chung, creatrice del marchio Hein Juel, coreana di base in Italia, già compositrice di musica classica, lavora per McQueen e Gareth Pugh e viene fuori da una delle fucine della moda, il Central Saint Martin.

Si trasferisce in Italia nel 2008.

Per l’inverno 2011 lancia queste scarpe, ed è subito amore.

scarpa3

scarpe

scarpe2

 

Portoghese ma di base a Londra, esperienze con brand come Vivienne Westwood e Preen, Marques Almeda prende il denim, lo straccia, lo destruttura e crea abiti da stracciona metropolitana.

Il concetto non mi piace ma il risultato è notevole, oserei dire -bello-

8

9

11

12

 

boutique1

I cappellini sono la mia passione, cappellini di tessuto, panama, paglia di firenze o cloche morbide. Il loro tripudio è l’estate, quando il cappellino prende vita nella sua forma originale: ornare, decorare e non coprire.

Non siamo britannici e mai indosseremo i cappellini della regina Elisabetta o di Camilla Parker Bowles o quelle opere d’arte che Philip Treacy mette spigliatamente sulle teste delle londinesi, ma un cappellino di paglia naturale che fa tanto Carolina nel suo periodo nero  ad Aix en Provence ce lo meritiamo.

Quest’anno ne ho comprati diversi, colorati, naturali, righe fiorentine, li ho esposti in fila indiana su di una mensola della boutique, come tante palle colorate in un negozio di giocattoli, allegri, chiamano il sole o la pioggia d’estate; a tesa larga per le giornate assolate di luglio, a cloche per le sere fresche quando il maestrale soffia violento e il cappellino devi tenerlo fermo con le mani.

Sono in piedi e guardo i miei cappellini con amore materno quando una coppia varca la soglia, sono due non più giovanissimi, sulla quarantina, abbigliati come  texani a Miami, lei biondona, coda di cavallo fino alla vita, occhiali mascherina neri e miniabito animalier, lui palestrato pantalone bianco aderente stile “hai una pistola nella tasca o sei felice di vedermi?” camicia di lino sbottonata sul petto depilato, insomma, due tipi filologicamente perfetti, nel loro genere. Ivano e Jessica di Viaggi di Nozze.

-Buongiorno, ho visto quel bellissimo cappello di paglia a tesa larga, posso provarlo?-  cinguetta Jessica con Ivano al seguito. -Ma certo, questo è un bellissimo cappello di paglia di firenze, fatto a mano in fibra naturale.-

-Amò, guarda che bello, mi sta bene?-

-Amò, sei una favola, paga che andiamo-

-Amò, ma non era proprio quello che cercavo-

-Amò, e quando mai trovi quello che cerchi? com’è che lo volevi? dai che abbiamo fretta.-

-Volevo un cappello così di paglia sì, ma non così, lo volevo bello largo ma come posso spiegare, tipo cow boy, amò hai presente quelli da cow boy che fanno tanto Calamity Jane e a me stanno bene perchè io so’ ‘na tipa aggressiva, ‘sto cappello mi fa tanto Rossella Ohara e io so’ più Lara Croft-

-Amò, e allora andiamo, se non ti piace.-

-Non è che non mi piace, è… è… non è abbastanza aggressivo amò, come so’ io. Io volevo un cappello da cow boy.-

-Amò, dammi qua che te lo sistemo io ‘sto cappello da cow boy-

Ivano prende il cappello dalla testa di Jessica, lo gira e lo rigira nelle mani, va diritto e deciso al mio bancone puntando un oggetto non ben identificato con fare da Gary Cooper in  mezzogiorno di fuoco, fa un mezzo giro su se stesso, fissa negli occhi Jessica, prende il cappello, accosta i lati della meravigliosa tesa larga e tira fuori l’arma recuperata: la spillatrice… click clack e il mio cappello romantico è trasformato in un cappello fusion da cow girl, poco credibile con il suo gros rosa cipria ma con due gesti il cappello da cow boy è fatto!

Non so se scoppiare a piangere o chiamare la polizia, ma alla fine lo sguardo di amore profondo di Jessica e di eterna gratitudine verso Ivano vale più del mio orgoglio, prendo la carta di credito e faccio anche lo sconto.

E poi si dice che gli uomini non fanno più nulla per le loro donne.

 

La moda spagnola non è mai riuscita a emergere abbastanza, nella percezione degli addetti ai lavori, appare come o cheap, o troppo pacchiana o estrosa. Ma la moda spagnola è anche il fast fashion, non a caso i più grandi gruppi di grande distribuzione sono spagnoli, come Zara o Mango e, probabilmente, questo ha fatto sì che i vari creativi spagnoli subissero gli effetti di un pregiudizio.

American Perez, di Barcelona, mi piace, anche lei è estrosa, a volte anche pacchiana, ma ha quel giuto tono di allegria che ricorda le giostre o il mondo del circo e una certa femminilità che fa venire voglia di indossarla.

1

6

9

16

© 2012 Tamara Nocco Suffusion theme by Sayontan Sinha